OMSA LICENZIA? IO NON LA COMPRO!


Il 27 dicembre 2011 la Golden Lady comunica tramite fax la risoluzione dei rapporti di lavoro per 239 operaie dello stabilimento Omsa di Faenza. Il provvedimento di mobilità prevede il termine della cassa integrazione straordinaria a partire dal 14 marzo 2012 e l’impossibilità di ogni ulteriore trattativa per le lavoratrici.

L’azienda sceglie di delocalizzare la produzione in Serbia, ma tale scelta non è finalizzata a salvare il marchio da un fetta del mercato in crisi, ma a tagliare i costi per determinare maggiori profitti: all’estero i costi di produzione sono inferiori e gli investimenti diretti godono fino al 25% di finanziamenti governativi. Gli interessi dell’azienda, ancora una volta, vengono anteposti ai diritti delle lavoratrici e dei lavoratori.

Nella questione di classe si insinua la questione di genere: in tempo di crisi, tra cassa integrazione e ondate di licenziamenti, sono le donne quelle che ci rimettono maggiormente. Noi siamo lavoratrici precarie in una società nella quale veniamo discriminate ad ogni livello sociale. Sulle donne vengono scaricati gli oneri di cura della casa e dei figli, gli si chiede di “conciliare” tra carriera e famiglia, e in caso di licenziamento ci si giustifica con l’attenuante che il nostro è un secondo lavoro, una mansione accessoria. (Vedi il caso licenziamento operaie Ma-Vib Inzago, giugno 2011).
Nonostante ci si aspettasse una docile reazione da parte delle operaie licenziate, la campagna di boicottaggio lanciata in rete sembrerebbe invece aver risvegliato una coscienza di genere che ha visto coinvolti soggetti differenti sensibili alla causa.

Dalle prime settimane del 2012 è stata lanciata sul web la campagna “BOICOTTA OMSA” che coinvolge i seguenti marchi:

Philippe Matignon, Sisi, Omsa, Golden Lady, Hue Donna, Hue Uomo, Saltallegro, Saltallegro Bebè, Serenella.

Noi, come donne e future precarie, aderiamo al boicottaggio e ci schieriamo dalla parte delle lavoratrici!

Invitiamo a riflettere sul disagio occupazionale che sta investendo la nostra generazione, e in particolare sulle scelte imprenditoriali che minano ai diritti fondamentali dei lavorator*, nonchè alle conseguenze trasversali che queste hanno sul genere femminile.

Invitiamo tutt*, student*, precar* e lavorator* di Urbino ad aderire alla campagna e ad esprimere la loro solidarietà attraverso il boicottaggio dei marchi OMSA.

Inoltre, invitiamo tutti i commercianti della provincia a non effettuare più l’ordine di prodotti che portano tali marchi. Un modo, questo, per dimostrare solidarietà alle operaie ‘mai più Omsa’ e produrre un disagio di tipo economico e d’immagine dovuto alla diminuzione delle vendite.

“La precarietà oggi è permanente, collettiva ed esistenziale. Permanente perché incarna la condizione del lavoro individualizzato e deregolamentato di oggi; collettiva perché sempre più riguarda anche quei contratti che sino a pochi anni fa offrivano garanzie reali; esistenziale, perché la differenza tra vita e lavoro va assottigliandosi giorno dopo giorno”. (riflessioni del collettivo femminista ‘Sconvegno’)

Collettivo Drude

Aderiscono: C1Autogestita, Gap Urbino, Fuorikorso, Res Politica.

SABATO 28 GIUGNO, INFOPOINT AL MERCATO CITTADINO DI URBINO.

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