Diario di un’ operaia.

“27 dicembre 2011 – h 7.30”

Sei una donna.Lavori otto ore al giorno, piu’straordinari che nell’ultimo periodo sono frequenti. Torni a casa e stendi i panni messi in lavatrice la mattina stessa, riabbracci tuo figlio e appena possibile a letto, tra qualche ora ti devi rialzare, preparare la colazione e fare le “faccende mattutine”; non dimenticarti del bambino lo devi preparare per la scuola e parlarci, capirlo…difficile appena svegli, ma sono le uniche ore che hai per stargli vicino, oltre la sera. Magari non hai un uomo che “porta il pane a casa”. Dicono così, che le donne non hanno mai lavorato. Io vengo da una famiglia dove tutte lavorano e lavoravano. Anzi spesso era la donna a portare il pane a casa, l’uomo badava alla terra di proprietà, rientrava la sera per cena o andava in qualche locanda per gli ultimi bicchieri. Quando ormai il vino aveva catturato i suoi sensi, tornava a casa con la voglia di svuotarsi qualcos’altro. La moglie stanca dalle ultime faccende di casa dopo, non otto,ma dieci- dodici ore di lavoro, doveva avere voglia di soddisfare il proprio uomo.E con o senza voglia divenivano i loro oggetti. Realtà che per fortuna, abbiamo in parte superato. Sarà un vizio di famiglia, un gene, ma sono donna e lavoro anch’io otto-dieci ore per non fare mancare nulla a mio figlio,a me stessa. Non sono una donna sola, anche se non sono la compagna di nessuno. Ho mio figlio. Suo padre non ha piu’un lavoro…forse per questo non si fà piu’vedere, lo sta cercando!
Per fortuna che ho questo lavoro in fabbrica! In queste ferie mi sto godendo le amiche e mio figlio, oltre che me stessa…suona il telefono, arrivo.

“h 15.30”

Non ci voglio credere. Una telefonata tranquilla per dirmi che fino alla fine di Marzo sono in cassa integrazione, dopo verrò licenziata assieme ad altre 238 stronze! Da un giorno all’altro, senza nessun segnale di preavviso. Ho 750 euro per 3 mesi, e poi? Dove vado? Cosa faccio? Mio figlio? La scuola costa il doppio, se non il triplo, rispetto a qualche anno fà. Ci stanno togliendo tutto e a noi povere stronze e vecchie operaie ( perchè a 45 anni una donna se non è sposata,dove vuoi che vada?) ci levano il lavoro per trasferirlo in Serbia, dove la manodopera costa la metà e dove c’è uno Stato che paga per arricchirsi. Il sindacato mi ha chiamata dicendo che hanno ricevuto “un fax del patron Nerino Grassi che ha inteso anticipare una raccomandata, nella quale verrà formalmente comunicata la risoluzione dei rapporti di lavoro.”
Sono sicura che nè sindacati, nè partiti, nè istituzioni ci aiuteranno! Bisogna tornare alle vecchie maniere…bisogna scendere in piazza,bloccare le vendite,sensibilizzare la gente…oggi è successo a me, ma non passerà tantissimo tempo prima che altre donne e uomini vengano mandati a casa senza alcuna spiegazione reale! La crisi? Per le motivazioni della chiusura della Omsa di Faenza non c’entra nessuna crisi! E’il “Padrun” che non è mai contento dei soldi che guadagna, nè ha bisogno di altri…deve investire!Piove sempre sul bagnato…
MA NON STAREMO A GUARDARE! NON STAREMO ZITTE, SOLO PERCHE’DONNE!
IL GENTIL SESSO! NE SIETE COSI’ SICURI?

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